ANSIA, PANICO, FOBIE

Studio Anthos - Psicologi Milano

ANSIA

“L'ansia mi impedisce di raggiungere i miei obiettivi”, “l'ansia è negativa”, “se vivessi una vita totalmente libera dall'ansia sarei felice ed appagato!”. Giusto? No, sbagliato! Al contrario di ciò che comunemente si pensa, l'ansia non è per noi un ostacolo, anzi, nelle giuste dosi è una risorsa indispensabile alla sopravvivenza.

L'UTILITÀ DELL'ANSIA

L'ansia rappresenta un meccanismo utile all’adattamento. Essa consente di riconoscere rapidamente un pericolo o un compito da affrontare, portandoci ad una condizione di prontezza che ci renda capaci di rispondere efficacemente alle varie situazioni.

Un esempio per comprendere la differenza tra assenza di ansia, livello sano di ansia ed ansia patologica può essere la situazione in cui ci troviamo a dover affrontare un esame.

Totale assenza di ansia

Questa situazione porta a non percepire la possibilità di un fallimento. Di conseguenza la persona non si preparerà attivamente e anticipatamente ad affrontare la situazione problematica, si presenterà impreparato all'esame andando incontro ad un quasi certo fallimento.

Modesta attivazione ansiosa

Essa aumenta la vigilanza e la prontezza migliorando la performance di fronte ai compiti di tutti i giorni. In questo caso l'ansia porta l'individuo a percepire la presenza di una sfida futura, motivandolo a prepararsi anticipatamente tramite uno studio approfondito. Una volta di fronte all'esaminatore, conscio della propria preparazione, l'individuo sarà in grado di agire e pensare lucidamente. Tornano alla mente i ricordi delle cose studiate, si è attenti ad ogni segnale di approvazione o scontentezza dell'esaminatore potendo calibrare su tali segnali il prosieguo dell'esposizione. L'attenzione è centrata completamente su ciò che si sta facendo e tutto il resto è escluso in modo da non poterci distrarre. Tutto ciò pone le condizioni per rendere al meglio.

Ansia eccessiva

Durante lo studio un'ansia eccessiva rende la persona distraibile e confusa, inficiando la possibilità di concentrarsi. Ciò porterà a difficoltà nel riordinare le informazioni e assimilarle, determinando una preparazione insufficiente. Durante l'esame, in preda all'ansia, ci si muoverà goffamente, balbettando, si avrà la testa confusa dal terrore e dalla paura di sentirsi male da un momento all'altro. Molta dell'attenzione sarà rivolta a ciò che succede nella propria testa, finendo per non ricordare più nulla. L'esito potrebbe quindi essere quello di essere bocciati o di fuggire in preda ad un malore.

CHE COS'É L'ANSIA?

Ciò che non si conosce è spaventoso proprio in quanto imprevedibile e di conseguenza incontrollabile. Nel caso dell'ansia patologica ciò che si presenta è un'anticipazione catastrofica di un evento futuro. Da un punto di vista prettamente psicologico, l'ansia disfunzionale deriva da una sottostima delle proprie capacità di far fronte ad eventi stressanti e difficoltà. Ciò induce nell'individuo stati emotivi negativi, preoccupazione, senso di inadeguatezza e sul piano comportamentale indecisione e procrastinazione.

L'ANSIA GENERALIZZATA

Talvolta l'ansia diventa una modalità talmente pervasiva di percepire e reagire agli stimoli da strutturarsi in un Disturbo d'Ansia Generalizzato. Questo disturbo è caratterizzato dalla presenza di uno stato di ansia e preoccupazione non legata ad un pericolo specifico. Le persone affette da questo disturbo sono costantemente preoccupate per un'ampia quantità di eventi: famiglia, lavoro, affetti, amicizie. Una caratteristica peculiare del Disturbo d'Ansia Generalizzato è il rimuginio, un'attività mentale ripetitiva e pervasiva i cui contenuti consistono in previsioni e valutazioni negative. L'ansia quindi diviene cronica, portando i soggetti a vivere in un costante stato di apprensione pur in assenza di gravi ma soprattutto realistiche motivazioni.

Alcune delle preoccupazioni più comuni sono la salute dei propri famigliari ed amici, la situazione economica e la preoccupazione per il rendimento lavorativo e scolastico proprio o altrui. Un'altra caratteristica tipica di questo quadro sintomatologico è l'intolleranza dell'incertezza. Queste persone non riescono a sopportare la normale incertezza degli eventi, percependo come insopportabile la minima possibilità di un esito negativo. Per tranquillizzarsi queste persone hanno bisogno della certezza assoluta, che purtroppo non è realisticamente raggiungibile, imprigionandoli in un limbo di persistente preoccupazione.

COME INTERVENIAMO

Talvolta pensiamo erroneamente che l'ansia sia una caratteristica stabile della nostra personalità. Questa convinzione generalmente deriva dalla percezione di se stessi come un individuo che è sempre stato affetto dall'ansia. Spesso si pensa: “se mi viene spontaneo vivere le situazioni problematiche con ansia vuol dire che sono fatto così e non c'è niente da fare”. Non è così, perché la spontaneità altro non è che l'ultimo apprendimento divenuto acquisizione.
Gli psicologi dello Studio Anthos offrono un percorso di supporto e consulenza a costi contenuti che mira all'apprendimento di tecniche e competenze utili nella gestione dell'ansia. L'obiettivo ultimo è quello di provocare un cambiamento nelle modalità della persona di percepire la realtà (da difficoltà a possibilità) e di conseguenza il suo modo di reagire ad essa.

ATTACCHI DI PANICO

Chi ha sperimentato un Attacco di Panico, ha vissuto un episodio di paura intensa, apparentemente non determinata dalla presenza di un pericolo reale esterno. L'impossibilità di attribuire una causa a tale fenomeno rende l'attacco di panico ancor più terribile: provoca nell'individuo un senso di impotenza e vulnerabilità, inducendo la sensazione di essere preda di un pericolo incontrollabile.

Durante un attacco di panico il soggetto esperisce sintomi quali palpitazioni, sudorazione, aumento della velocità del respiro, vertigini, testa leggera, tremori, vampate di calore, brividi e torpore. Queste sensazioni vengono spesso erroneamente etichettate dalla persona come sintomi di una patologia cardiaca mortale. L'attacco di panico è caratterizzato da un'intensa paura di morire o di perdere il controllo accompagnata dalla paura di impazzire, altrimenti definito Panico.

CONSEGUENZE DELL'ATTACCO DI PANICO

Spesso dopo aver vissuto questa esperienza angosciante, le persone iniziano a vivere nella paura che l'attacco di panico si ripresenti aumentando così la sensibilità e l'attenzione rispetto a qualsiasi segnale che possa confermare questa aspettativa. Ci troviamo così all'interno di un circolo vizioso: la persona cercherà costantemente di evitare o di controllare le condizioni nelle quali si può scatenare l'escalation dalla paura al panico. È proprio questo tentativo di controllo che paradossalmente conduce alla perdita di controllo.

Nell'intento di controllare le proprie reazioni, il soggetto rivolge continuamente la propria attenzione all'ascolto dei parametri fisiologici che indicano l'innalzarsi del livello d'ansia (battito cardiaco, ritmo respiratorio, vertigini ecc.). Dato che essi sono funzioni spontanee dell'organismo, il loro controllo razionale ne altera la naturale espressione. Il soggetto percepisce questa alterazione e si spaventa, i parametri fisiologici si alterano ulteriormente e la paura aumenta. Se questo circolo vizioso di interazione disfunzionale tra mente e corpo non viene interrotto si giunge all'attacco di panico.

La paura di rivivere l'esperienza dell'attacco di panico inoltre porta la persona a mettere in atto dei comportamenti per prevenirlo. Le due principali tentate soluzioni del problema sono l'evitamento delle situazioni che si temono e la richiesta di aiuto a persone che possano fornire supporto in caso di bisogno. Queste strategie tuttavia si rivelano efficaci solo nell'immediato. A lungo termine hanno l'effetto deleterio di confermare alla persona la propria incapacità nel far fronte a ciò che si teme. Evitare costantemente le situazione che si temono o affrontarle solo in presenza di aiuto fa sì che queste diventino nell'immaginario del soggetto ancora più spaventose e pericolose.

ANSIA SOCIALE

In una società fluida come quella attuale, l'individuo si ritrova privo di certezze e costretto a perseguire l'espressione e la realizzazione della propria individualità per emergere. La società stessa ci pone costantemente sotto pressione con standard difficilmente raggiungibili di successo, bellezza, carisma e perfezione a cui omologarsi al fine di essere accettati. Anche nelle situazioni sociali più rilassate vi è sempre giudizio e competizione, accettazione o rifiuto. D'altronde tutti vorremmo piacere, risultare simpatici e vederci confermati ed accettati come parte di un gruppo.

Questo tuttavia a volte implica un grosso sforzo. Non solo dobbiamo essere sempre carismatici, ma per non apparire artificiosi o esagerati dobbiamo anche dissimulare l'impegno che ci mettiamo per esserlo, pena l'esclusione sociale. Oggi è quindi particolarmente complesso relazionarsi con gli altri, schiacciati come siamo dalle pressioni sociali e da standard irraggiungibili.

COME FUNZIONA L'ANSIA SOCIALE?

L'ansia sociale è caratterizzata dalla continua preoccupazione rispetto a ciò che gli altri pensano di noi. Ciò può provocare un malessere e un disagio tale da spingerci all'isolamento e all'evitamento sistematico delle situazioni sociali.

Pervasa da questi timori, la persona tende a sopravvalutare la disapprovazione altrui, ponendo un eccesso di attenzione ai segnali provenienti da chi la circonda e che vengono considerati svalutanti. Sguardi, atteggiamenti e parole vengono quindi spesso interpretate come indici di disapprovazione e rifiuto. Parallelamente la persona tende anche a sopravvalutare i propri limiti: giudicando poco interessanti i propri argomenti, convincendosi di non saper parlare con scioltezza e autorità ecc.

Queste credenze generano timore del giudizio negativo il quale porta a reazioni fisiologiche di vergogna (arrossire, balbettare, sudare ecc.). Esse a loro volta causano un vissuto soggettivo di intenso imbarazzo e ansia che in alcuni casi può sfociare addirittura in un attacco di panico. Anche in questo caso si stabilisce quindi un circolo vizioso: i segnali provenienti dagli altri e da se stessi vengono interpretati negativamente come indice della propria incapacità di stare con gli altri. Insomma, il fobico sociale finisce per vergognarsi della propria vergogna. Per sfuggire ad essa spesso la persona non trova altra soluzione se non l'evitamento delle situazioni sociali. Tale evitamento tuttavia contribuisce a confermare la propria immagine di sé come individuo socialmente inetto e le situazioni sociali come pericolose, rafforzando così il problema.

FOBIE SPECIFICHE

Si parla di fobie specifiche quando la persona prova una paura irrazionale, persistente e sproporzionata rispetto alla pericolosità dell'oggetto che la provoca. Che cosa differenzia la fobia specifica dall'ansia? La prima è una preoccupazione rivolta ad uno specifico oggetto che suscita una reazione di intenso spavento mentre la seconda ne è priva. La fobia specifica risulta immune da argomentazioni razionali. La persona stessa è spesso consapevole dell'irrazionalità della sua paura, comprendendo che il suo oggetto non costituisce un grave pericolo.

Tuttavia di fronte all'oggetto fobico o anche solo pensandolo non può evitare di provare un senso di repulsione, di spavento e la necessità di fuggire. Le fobie più comuni hanno per oggetto:

  • Animali (ragni, serpenti, insetti, topi, cani, gatti ecc.).
  • Ambientali (temporali, tuoni, vento, acqua, altezze ecc.).
  • Situazionali (buio, autobus, ponti, folle, luoghi chiusi ecc.).
  • Sangue, infezioni, ferite.
  • Azioni (volare, guidare ecc.).

COME FUNZIONA LA FOBIA SPECIFICA?

Tipico di chi soffre di fobia è la condotta di evitamento. L'ansia anticipatoria infatti porta allo sviluppo di un disagio psico-fisico soggettivo e di conseguenza a comportamenti protettivi verso questa attivazione sgradevole. L’oggetto fobico viene quindi combattuto non tanto per il pericolo costituito dall’oggetto stesso quanto per il pericolo costituito dalle sensazioni di malessere da lui indotte. Quindi generalmente chi soffre di tale problematica tende a strutturare la sua vita in modo tale da non entrare in contatto con l'oggetto fobico riuscendo ad escludere il problema dalla propria vita.

Tuttavia a volte la vita ci pone di fronte a cambiamenti che ci obbligano a fare i conti con ciò che più temiamo. È in questi casi che la persona che soffre di fobia entra in crisi. È costretta a fronteggiare ciò di cui ha più paura ed è solo a questo punto che chiede aiuto ad un professionista. Al fine di supportare la persona in un percorso di risoluzione del problema, gli psicologi dello Studio Anthos mettono a disposizione di chi soffre di Fobia Specifica, tecniche e strumenti all'avanguardia validate dalla ricerca scientifica ad un costo contenuto.